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LOVE HURTS

Libretto: Lisa Hilton - Musica: Nicola Moro

LIBRETTO: DANIELA MORELLI  / MUSICA: MATTEO MANZITTI

Love Hurts inizia e finisce in un manicomio, quello famoso di Charenton dove il Marchese De Sade, letterato e libertino, è condannato a passare la vita. Con lui si rinchiude spontaneamente la sua amante fedele Constance, per il resto il luogo è ovviamente popolato di matti, ospiti, loro malgrado, della casa di cura.

La storia è semplice, il Marchese sano circondato da folli ha una sola via di uscita per non impazzire ed è quella di usare il teatro, quello che egli stesso scrive, per mettere in scena il mondo che non potrà più vivere nel tentativo di riuscire attraverso la sua opera a distinguere ancora la realtà dalla finzione, questo confine labile che i folli non percepiscono, che hanno perso. I malati saranno i suoi attori, unica e grottesca possibilità di comunicare con il mondo esterno.

De Sade è deciso a mettere in scena il processo a Gilles De Rais, conosciuto dai più come Barbablù, ossessionato da un personaggio che potrebbe essere uscito dalla sua penna e che ha subito una sorte simile alla sua. Qual è il confine tra realtà e finzione? Tra il lecito e l’illecito? Perché uno scrittore che ha immaginato cose atroci subisce una sorte simile a un efferato omicida? Nella terribile figura di Gilles de Rais,

De Sade trova l’immagine della incredibile vicinanza, ma sostanziale differenza, che esiste fra la scrittura e la vita.

Il nostro manicomio è estraniante, il De Sade che abbiamo immaginato è irrequieto, frustrato dalla punizione ingiusta, circondato da matti e seguito servilmente da Constance che sceglie follemente la prigionia, lei che può scegliere. Solo i suoi fogli, i suoi scritti e la sua arte possono sollevarlo dalla follia ingiusta di cui è vittima e di carta è la nostra scena, immaginata con il prezioso contributo di Maria Spazzi.

 

Proprio in virtù di questo abbiamo immaginato lo spazio considerando l’incredibile distanza e la paradossale vicinanza delle due opere che vanno in scena in questa giornata e di cui ho curato la regia. Per giorni ho cercato di tenerle separate nella mia mente, un’opera per voci bianche e un’opera che racconta la vita del più orribile e truce assassino di bambini. 

 

Alla fine il muro divisorio che avevo creato a difesa del mondo infantile è crollato e ne ho visto il nesso in modo chiaro ed evidente. Così Love Hurts andrà in scena nello spazio appena vissuto e lasciato vuoto da 64 bambini e ragazzini. La loro presenza, il simbolo della loro presenza, è rappresentato dalle barchette di carta con cui termina lo spettacolo precedente.

Centoquaranta barchette come le 140 anime che Gilles De Rais prende nella sua follia depravata e omicida. Un mondo di carta, come i fogli su cui De Sade realmente scriveva in maniera quasi ossessiva dal carcere e dal manicomio e fragile come il confine che separa il libertino De Sade dall’assassino De Rais.

 

Anche i cosmi richiamano un mondo al confine tra la realtà e la finzione perché sono riciclati e tagliati dalle lenzuola dismesse e dalle federe del manicomio stesso, con cinghie e camicie di forza che lo richiamano sempre, come la simbolica camicia di forza del secondo atto in cui è intrappolato il colpevole De Rais, ancora non condannato, che ascolta in trappola i suoi testimoni chiamati al processo.

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